Le marche italiane dell'archivio
Telit, Onda, NGM, Drin.it: 99 cellulari a marchio italiano, 12.495 voti e 1.832 commenti dei lettori. Una storia industriale che nessun archivio straniero racconta.
Pubblicato il 17/08/2026
Nell'archivio ci sono 5.336 schede e la maggior parte porta i nomi che tutti conoscono: Samsung, Nokia, LG, Motorola. Filtrando invece i marchi italiani ne restano undici, per un totale di 171 schede. Un dato va detto subito, perché cambia la lettura: solo 99 di queste sono cellulari veri. Le altre sono chiavette internet USB, cordless di casa e navigatori satellitari — l'archivio li catalogava insieme ai telefoni, ma telefoni non sono.
Novantanove modelli su cinquemila sono meno del 2%. Eppure hanno raccolto 12.495 voti e 1.832 commenti dai lettori: numeri da marche seguite, non da curiosità.
Telit, l'unica vera casa di telefoni
Con 41 modelli, tutti cellulari, Telit è la sola marca italiana dell'archivio con un catalogo da produttore a tutti gli effetti. Nasce a Trieste dalle ceneri della Telital e nell'archivio compare dal 1999 al 2010, con il picco nel 2005: quindici modelli in un solo anno.
È anche la marca italiana più discussa: 4.606 voti e 750 commenti. Il modello simbolo è il Telit GU1100 del 2005, con 753 voti e 215 commenti — più di molti telefoni di marche dieci volte più grandi. Prima di lui il Telit G83 del 2003 aveva già raccolto 227 voti. Dopo il 2006 la presenza si assottiglia: due modelli nel 2009, uno nel 2010, poi il silenzio. Telit non è fallita — ha lasciato il mercato consumer per i moduli di comunicazione industriale, quelli che oggi stanno dentro alle macchine e non nelle tasche.
Onda, la marca delle chiavette
Onda è la marca italiana con più schede in assoluto, 58, ma il dettaglio racconta un'altra storia: 37 sono chiavette internet USB e solo 21 sono cellulari. È la fotografia esatta di un'azienda che ha trovato il suo mercato nell'accessorio di massa dell'epoca — la connessione mobile per il portatile — più che nel telefono.
I suoi telefoni però hanno lasciato il segno: l'Onda N5000 del 2005 ha 900 voti e 188 commenti, l'Onda N5020 altri 813 voti. Sono i numeri più alti raggiunti da un cellulare italiano in questo archivio, GU1100 escluso.
NGM, l'italiana che ha puntato tutto sulla doppia SIM
NGM ha solo 11 modelli nell'archivio, tra 2008 e 2009, ma un dato li descrive meglio di qualsiasi presentazione: dieci degli undici sono Dual SIM. In un momento in cui la doppia SIM era ancora rarissima sui telefoni dei grandi produttori — nel 2008 riguardava l'1,4% dei modelli usciti — un marchio fiorentino ne aveva fatto la propria intera ragione d'essere. Il più votato è l'NGM Black Angel, con 503 voti.
Se il tema ti interessa, la storia completa della doppia SIM è in Dual SIM: l'ultima grande novità dell'archivio.
I telefoni degli operatori, e le meteore
Le 34 schede Telecom non sono produzione italiana: sono apparecchi fatti da altri e venduti col marchio dell'operatore. E per due terzi non sono nemmeno cellulari — 22 sono cordless di casa, la famiglia Aladino. Tra i telefoni veri il più commentato è il Telecom Big New del 2010, con 27 commenti. Stesso discorso per le 4 schede TIM del 2008.
Poi ci sono le meteore, e sono la parte più affascinante dell'elenco:
- Drin.it — sei modelli, la serie GSG, tutti e sei del 2002: un catalogo intero nato e finito in un anno solo. Il GSG 3000 ha comunque raccolto 57 voti e 15 commenti.
- Enteos — quattro modelli della serie I-GO tra 2002 e 2003; l'I-GO 610 è il più votato con 156 voti.
- Polsofonino — tre modelli del 2008, telefoni da portare al polso, un'idea che il mercato ha bocciato per poi riprovarci dieci anni dopo con gli smartwatch.
- Bento — un solo modello, il MK 100 del 2007, e 124 voti.
- Nortek — sette schede, tutte navigatori satellitari Roadmaster, nessun telefono.
- Olivetti — il nome più illustre della lista compare con due sole schede, del 2010, e sono due chiavette internet: l'Olicard 145 e la Olicard 100.
Chi manca. Brondi, il marchio italiano che molti si aspetterebbero, non ha nessuna scheda in questo archivio: non è stato rimosso, semplicemente la redazione dell'epoca non lo ha mai catalogato. Preferiamo dirlo che far finta di avere un catalogo completo.
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